Cominciamo con un po’ di storia
Raku in giapponese significa gioire il giorno, vivere in armonia con le cose e con gli uomini.
Il Raku nasce grazie all’importanza che la cerimonia del tè assunse in Giappone nel XVI secolo. Il tè all’inizio era molto raro e usato solo nei monasteri; più tardi l’uso di questa bevanda si diffuse presso le classi dei nobili, dei militari, dei mercanti. Di conseguenza anche la domanda di ceramiche per il consumo di tè crebbe di pari passo. La ceramica Raku prende il nome dalla prima famiglia di vasai che ebbe la concessione feudale per produrre questo tipo di manufatto.
Invece, la caratteristica della tecnica raku (estrarre i pezzi incandescenti dal forno con le pinze), sembra sia dovuta a un ceramista del XVI secolo della città santa di Kyoto, incaricato di produrre ciotole. Incominciò la produzione con le stesse tecnologie con cui fabbricava da sempre tegole: usò argilla da tegole e costruì un piccolo forno che gli consentì una cottura rapida.
Un giorno, crescendo la richiesta del mercato, decise di estrarre le ciotole ancora calde dal forno, servendosi di pinze di ferro. Nacque così, per caso, la tecnica raku. Nel corso dei secoli il Raku è stato considerato un modo nuovo di fare ceramica a bassa temperatura, con smalti a base di piombo.
Raku è soprattutto gioia di sperimentare liberamente e di vivere l’espressione artistica e il contatto con la natura; i suoi elementi, acqua, terra, aria e fuoco si fondono in un atto creativo unico e irripetibile.
In particolare la nostra ricerca espressiva e quindi la nostra produzione si ispira nelle forme, nei decori e nei colori a quanto offre la terra sarda, con la sua storia ricca di testimonianze della civiltà nuragica dal profondo simbolismo e la sua impareggiabile natura, ancestrale e magica.
Non manca un’impronta moderna di tipo astratto-geometrico e informale, resa ancor più convincente dall’unicità di ogni oggetto realizzato.